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| Miracolo a Carmagnola |
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| Venerdì 11 Marzo 2011 09:22 |
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Articolo de LA STAMPA del 23/10/2010, Monica Sicca
TESTO DELL'ARTICOLO
Sono arrivata a Carmagnola quindici anni fa, e non mi sono più mossa. Da casa mia, ogni giorno un’ora di macchina andata e ritorno. Ma nemmeno questa volta ho chiesto il trasferimento, e come me molti colleghi che vengono da fuori. Chi ce lo fa fare? Rispondere è anche spiegare perchè questa scuola, per tanti sperduta in mezzo a campi di peperoni e porri dolci, ha compiuto il miracolo di sfornare diplomati eccellenti quando l’istruzione pubblica è un paesaggio di macerie. Al Baldessano Roccati, che oggi riunisce la tradizione del liceo classico dove insegnò Pavese con le tecnologie dello scientifico e gli studi giuridico-economici del tecnico commerciale (ma anche i professionali esclusi dal campo di indagine della ricerca), si parlava di “scuola delle opportunità” fin dal tempo di Gianni Oliva preside e poi con Vincenza Ganci, oggi sostituita da Domenico Vanzetti. Allora significava progettare tutti insieme, docenti e dirigenti, un modello di scuola nuovo, su misura per una realtà lontana dalla città. Primo punto, aprire al pomeriggio le porte a tutti, bravi e meno bravi. Nascono così i centri di risorse e il laboratorio linguistico per far lavorare i ragazzi da soli, se vogliono. E poi scelte coraggiose, come quando sei anni fa venne varato il Progetto Europa destinato ora a chiudere per una riforma miope che di certo non sceglie in base ai risultati. O come l’informatizzazione che vuol dire, all’ultimo anno del Tecnico, il PC su ogni banco. Lungo è l’elenco delle possibilità che l’istituto offre: cinema e teatro, vela, canto, alternanza scuola-lavoro e orientamento post-diploma. Chi vuole trova tutto sul sito. In realtà quasi nulla che anche le altre scuole non abbiano. Qui però c’è un clima diverso, lo dicono sempre i supplenti che hanno sperimentato lo straniamento della grande città. C’è un’umanità che dovrebbe essere normale ma non lo è più, fatta di genitori che quando i figli arrivano in quinta vengono apposta ai colloqui per dirti “grazie di quello che ha fatto per noi”. Ci sono gli ex-allievi che quando passano gli esami all’università poi tornano a spiegarti com’è andata, le aziende che quando ospitano i nostri stagisti dopo li vogliono assumere. Una grande squadra, baristi e bidelli compresi. Sulla qualità e la serietà dell’insegnamento, parlano da soli i risultati della ricerca. Io, per me, posso dire che cerco di adattare il rigore delle mie discipline, Italiano e Storia nel triennio dell’ITC, al linguaggio dei giovani oggi. Va bene l’analisi del testo, ma è la storia contemporanea o l’attualità la chiave con cui far breccia. Magari parto allora da “Gomorra”, e magari non mi fermo sui banchi di scuola ma li porto a vedere il Teatro Mercadante di Napoli che mette in scena Saviano che hanno appena visto da Fazio in televisione, così poi magari vanno da soli a vedere il film di Garrone...Questo è solo un esempio, ma se il gioco funziona vale poi anche da Dante in avanti, non ci si ferma più e si ha la sensazione che la vita non finisca sui banchi di scuola, ma che lì cominci perchè la curiosità diventa insaziabile. Certo, la fatica è immensa e i soldi pochi. Ma chi ci crede, va a finire che lo fa lo stesso. Monica Sicca LEGGILO DIRETTAMENTE SU LA STAMPA del 23/03/2010: pagine 55 56 57 |